sabato 8 settembre 2012

A mia moglie per il suo compleanno

Sinfonia d’amore

Questa luna piena di agosto
illumina a giorno la notte
e le stelle accese nel cielo
sembrano note su di un
pentagramma
Compongono gli accordi
di una antica sinfonia d’amore.
Sciogli lunghi i tuoi capelli
China il tuo capo sul mio petto
Chiudi i tuoi occhi e riposa.
Io veglierò il tuo sonno
Accarezzerò il tuo viso
bacerò le tue ciglia
Sarò geloso custode dei tuoi sogni
Dormi sicura
Ti terrò tra le mie braccia
I battiti del mio cuore saranno il ritmo
Lo sciabordìo
lento e continuo delle onde
del mare sarà la melodia di una dolce
canzone che ti cullerà.
All’ultimo gabbiano volato
lontano verso il sole
ho affidato il mio messaggio d’amore
per te.

lunedì 3 settembre 2012

I Scorciamèn

Il caldo del Sud è un caldo secco, intenso che renda la pelle scura e ruvida. Quando il sole picchia nel meridione lo si sente fin dentro le ossa. E’ un sole che può anche farti male se non ne dosi l’assorbimento. Se poi si unisce anche il vento di Faùgno, un vento caldo che ti toglie il respiro, allora bisogna avere la massima accortezza ad esporsi a questo clima. Il paese in cui sono nato, San Paolo di Civitate, è uno dei tanti paesini del sud situato all’ingresso della Puglia, sul fiume Fortore quasi all’inizio di quella pianura detta “Tavoliere delle Puglie”. E’ un territorio prevalentemente agricolo ed ogni abitante, anche se non agricoltore, ha il proprio pezzetto di terra da cui cerca di trarre non profitto, ma sostentamento. Al mio paese la gente si conosce una per una e non è possibile non incontrarsi in quanto i luoghi principali d’incontro sono o la lunga piazza al centro del paese o la villa comunale. Un ulteriore luogo di socializzazione è dato dal “mercato” che si svolge ogni martedì. Le donne soprattutto si incontrano ed oltre ad acquistare quello che necessità rendono questo un importante momento di scambio di opinioni. In ambienti come questo dove tra l’altro vi è quasi niente per l’infanzia, è molto difficile tenere occupati i bambini soprattutto se poi sono, come sono sempre i bambini di paese, bambini molto vivaci. Ricordo quindi, nella mia fanciullezza, che terminata la scuola si correva a casa a mangiare qualcosa e poi subito si sgattaiolava fuori in strada a giocare possibilmente senza che la mamma se ne accorgesse. Le mamme, però, che si accorgono sempre di tutto, spesso lasciavano fare salvo dopo un po’ richiamarci al dovere di fare i compiti. Questo succedeva sempre ….tranne nei periodi in cui il caldo diventava opprimente. Quando ero bambino d’estate era proibito uscire. Durante la “controra” si doveva rimanere in casa. Si raccontavano strane storie di gente colpita da insolazione nei campi. La “controra” è quel periodo di tempo che va dalle ore 14,00 sino alle 16,00 /16,30. Effettivamente il periodo in cui il sole è più cocente e l’orizzonte sembra tremolante per l’afa. Mia madre socchiudeva le ante della porta di ingresso e così otteneva un doppio risultato: si creava l’oscurità e non il buio; ed in secondo luogo si aveva la percezione che fosse meno caldo. Poi si stendevano delle coperte sul pavimento e noi ci si sdraiava su di queste per riposare. L’obbiettivo era quello di farci fare “il riposino” pomeridiano, ma chi è stato bambino a San Paolo, sa perfettamente che noi non avevamo per nulla voglia di dormire ed allora si rischiava di prenderle. Le nostre mamme ci dicevano: “dormi che è controra……. Non si può uscire ….. c’ stànn i scorciamèn” Ci avevano raccontato che “i scorciamèn” erano dei folletti cattivi e dispettosi che durante le ore più calde della giornata si aggiravano per il paese. Chiunque aveva la sventura di incontrarli veniva trasportato in aperta campagna e qui gli venivano scorticate le mani!!!! Tutti noi bambini avevamo terrore al solo nominarli e le nostre mamme o anche le nonne che lo sapevano, quando una folata di vento muoveva rumorosamente le ante delle porte socchiuse, ci ripetevano sussurrando “…… i sì; i sì stann ‘rruann. Durmìt, durmìt cha s’nnò ve pigghjen!!! ( Li senti,li senti stanno arrivando. Dormite, dormite se no vi prendono). Questa storia si ripeteva per due o tre volte ed alla fine, stanchi ci addormentavamo. Ovviamente in paese nessuno li ha mai visto “i scorciamèn” ma se chiedi in giro ognuno ti sa dire come sono fatti. E se sei sanpaolese, facci caso….. Ancora oggi durante la CONTRORA il paese sembra deserto ….. quasi……addormentato!

Il Gioco delle cinque pietre

I cìng prét – Le cinque pietre E’ stato in assoluto il mio gioco preferito!!! Innanzi tutto bisognava trovare cinque pietre sferiche il più possibile. E già questo non era cosa facile. Ricordo che passavo interi pomeriggi “dìnt a Vìll o dìnt a v’llètt” setacciando l’intero acciottolato. Una volta trovate, le pietre diventavano oggetto di culto e di venerazione.. Si viveva in simbiosi perfetta con le proprie pietre fino a convincersi che qualcosa di magico si sarebbe instaurato tra esse e noi. Se per caso se ne perdeva una , si scatenavano dei veri drammi. Si arrivava persino a pensare che l’avversario avesse escogitato qualche trucco per causare la perdita quasi per interrompere il flusso di energia che si era creato. Ancora oggi, anche se molto molto raramente, è possibile che qualcuno sia in grado di praticare il gioco. Il gioco consiste nell’esecuzione sequenziale, senza commettere errori, di nove fasi. Ma andiamo con ordine. Per prima cosa occorre dire che si può giocare in due o più partecipanti. Inizialmente si sorteggia chi deve iniziare. Ci si siede, quasi sempre , uno di fronte all’altro “sòp a na chianghètt” al bordo della strada. Il sorteggiato, delle cinque pietre, ne sceglie una che mette nella mano destra, quindi con la sinistra lancia per terra le altre quattro. Poi lanciando ripetutamente in alto con la mano destra la pietra scelta, deve raccogliere, sempre con la mano destra, le altre prendendone una alla volta. Se la pietra lanciata in alto non viene riafferrata e cade, bisogna passare la mano. Se tutto fila liscio termina la prima fase. Allo stesso si procede per la fase due. La differenza consiste nel prendere da terra due pietre per volta anziché una. Ovviamente il tutto con la sola mano destra. Se la pietra lanciata o una delle due prese da terra, cade o non viene tirata su, si deve passare la mano. Se per caso le pietre sono distanti si può avvicinarle, un tocco per volta, sempre lanciando in aria la prescelta. La terza fase, una volta che con la mano sinistra sono state lanciate le quattro pietre, consiste nel tirar su tre pietre in un colpo solo e la quarta con il secondo colpo o viceversa. Le pietre possono essere accostate e se qualcuna cade bisogna passare la mano. Regola molto importante è quella che ti permette di mollare le pietre raccolte da terra se pensi di non riuscire a riprendere la pietra lanciata in alto. La quarta mossa è un insieme di velocità e destrezza. Premesso che bisogna raccogliere le quattro pietre in un unico colpo, ci sono due modi di agire : 1) si accostano le quattro pietre e poi le si tira su con un colpo deciso 2) Oppure, come io preferisco fare, metto tutte e cinque le pietre nella mano sinistra. Lancio in alto la preferita che tengo tra l’indice ed il pollice e, mentre con lo sguardo la seguo, con la destra appoggio unite ed in piano le altre quattro pietre, che raccolgo effettuando un secondo lancio. Fase cinque: “ u punt’cèll” Dopo aver lanciato le quattro pietre, con la mano sinistra si forma un ponte appoggiando da un lato il pollice e dall’altro l’indice con il medio accavallato. Lanciando ripetutamente in alto la quinta pietra si deve far passare sotto il ponte le prime tre pietre mentre l’ultima doveva essere fatta passare con un colpo solo. E’ ovvio che se l’ultima non passa con l’unico colpo o la pietra lanciata cade, si commette errore e si deve passare la mano. Fase sei “ u mart’llùcc” Si racchiude la mano destra a forma di pugno; sul fondo del pugno, tenuta dal mignolo, si infila la pietra preferita. Si afferra tra pollice e l’indice una delle pietre da terra, si battono due colpi e si lancia in alto il sassolino tenuto tra pollice ed indice. Prima di riafferrarlo al volo bisogna battere un terzo colpo col sasso tenuto nel fondo del pugno e così di seguito. Fase sette: “ a pìnz” Le cinque pietre sono sparse per terra e con le mani, incastrandole a forma di canestro, usando gli indici uniti a mò di pinza si afferra un sassolino, lo si lancia in aria e lo si raccoglie nel canestro. Fase otto: “a frùvc” Tutte le pietre vengono lanciate in alto e con il dorso della mano destra si cerca di raccoglierne almeno una, quindi tenendo in equilibrio la pietra sul dorso, sempre con la destra, usando le dita come una forbice bisogna raccogliere le altre pietre. Alla fine si lancia in alto quella (o quelle) sul dorso che deve essere raccolta al volo. In questa fase si commette errore e si passa la mano se cade una delle pietre che si hanno sul dorso. Infine, fase nove, le pietre si raccolgono nelle mani impostate a coppa; si lanciano in alto e si raccolgono con i dorsi uniti di entrambe le mani, poi si rilanciano in aria e si riprendono con le mani a coppa. Se tutte le pietre tornano nella coppa si acquisiscono cinque punti e tutto ricomincia!

giovedì 30 agosto 2012

Altreconomia :: Trivelle d'Italia: si parte dalla Puglia

Altreconomia :: Trivelle d'Italia: si parte dalla Puglia


E' semplicemente assurdo concedere di trivellare in profondità alla ricerca di petrolio in prossimità di un "paradiso naturalistico" come è l'area delle Tremiti.
Quale mente è stata in grado di concepire un simile scempio ! Oppurre bisogna presupporre che non tutto sia stato fatto secondo le regole?

BASTA TRIVELLE !!!

venerdì 24 agosto 2012

Questo Amore





 

 

Questo amore!

Questo nostro amore.

Seme piantato in terra arida

Germogliato spaccando dure

zolle

Bagnato dalle lacrime

del nostro pianto d’incompresi

adolescenti

Nato quasi per caso

come ogni amore nasce

Nutrito dai nostri sogni e

dalle speranze

Forte nelle nostre

debolezze

Sicuro nelle nostre

insicurezze

Arginato da nessuno

scoglio

Farfalla sicura che vola

dentro un uragano!

Questo nostro amore

Ha vinto le nostre paure

e di se ci ha reso preda

Illumina le nostre notti

Segna la nostra presenza

come una lampara i

pescatori.

Reciproca simbiosi

Libero legame

Dolce desiderata e voluta

schiavitù!

E nessuno  potrà sciogliere

in eterno quello che

noi due abbiamo unito

e che Dio, dopo, ha consacrato!

TRENTAQUATTRO ANNI e non li dimostra

http://youtu.be/9RUqiZzXASw


Nel giono del nostro anniversario di matrimonio